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13/03/2008 
Genitori a scuola di Internet per stare al passo con i figli
Appello del guru della neuropsichiatria Bollea in convegno a Roma 

Quali alternative di fronte all’espandersi di Internet o dei nuovi media: subire o usare e dominare la Rete? E la domanda si fa tanto più grave quanto gli esperti avvertono come siano i bambini e i più giovani ad avere bisogno di sostegno per affrontare il mondo del Web e delle nuove tecnologie. Giovanni Bollea è considerato l’innovatore della neuropsichiatria infantile italiana, oggi ha 95 anni, e oggi ha aperto a Roma i lavori del convegno che si propone di elaborare le linee guida per la tutela dei minori nell’era tecnologica. «Voglio una scuola che insegni Internet ai genitori», ha detto più volte in un accorato appello, perchè «questi ragazzi sanno tutto, troppo, io più volte mi sono ritrovato a sentirmi ignorante e colpevole».
"La scuola - ha ribadito più volte in crescendo - deve prendere in mano Internet. È un dovere della scuola educare i figli e i padri, che devono a loro volta essere educati. Voglio una scuola di Internet per i genitori e per i ragazzi, perché è la scuola che deve prendersi il compito insieme ai genitori di insegnare e dominare una potenza stupenda ma al tempo stesso pericolosa come è Internet, è obbligatorio che ci sia una scuola, prima che Internet entri in una famiglia".
A Roma si sono riuniti psicologi, psichiatri, neurofisiologi, esperti di diritto, sociologi e magistrati per il Convegno "Giacere sotto la Rete?" organizzato dalla “Fondazione movimento bambino” e “Fondazione Ferrero” con il patrocinio dell’Unicef, dell’ordine degli psicologi del Lazio e di “Telefono Arcobaleno”. Al centro dei lavori la realizzazione di un gruppo di studio per elaborare codici mirati a regolamentare il corretto uso della Rete, una ricerca nazionale permanente per valutare nel tempo le patologie e le para- patologie legate all’uso-abuso dei new media, dai cellulari, a Internet, dai videogames a personal devices, bluetooth e quant’altro.
L’obiettivo è arrivare a presentare una nuova Carta dei diritti dei minori che, a modello di quella di Treviso, tuteli i più deboli di fronte e i new media. Un documento che nelle intenzioni dei promotori vedrà la luce ad Alba il prossimo dicembre.
"La Carta di Alba è il segnale di chi non vuole vedere soccombere i propri figli sotto il macigno del kids marketing globale, sostenuto dall’anarchia regolamentare e legislativa che alimenta i mostri della Rete e ipertrofizza i fatturati dei produttori di abuso commerciale e disagio psicologico", sottolinea Maria Rita Parsi, presidente di “Movimento bambino”. Parsi avverte infatti che tv e nuovi media distribuiscono valori tesi ad acchiappare il consumatore bambino, così accanto a sanguinosi videogames che ribaltano l’antica morale del lupo cattivo, in Giappone ad esempio sono in vendita animaletti di peluche per bambini che come evoluzioni più esigenti del primitivo tamagotchi protestano per avere un gelato, spingendo bambino e genitore di fatto nella mani del gelataio.
E l’Associazione italiani genitori, Age, ricorda come un esempio di comportamento per madri e padri arrivi proprio “dall’alto”: Bill Gates ha contingentato il tempo che sua figlia, Jennifer, 10 anni, può trascorrere ai videogiochi, tagliando la sua passione che era arrivata a portarla davanti allo schermo per tre ore al giorno e concedendole solo 45 minuti, salvo rare eccezioni.
Firma: www.lastampa.it  
 
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